mercoledì 25 aprile 2012

Rievocazione recensionica di un concerto anziché della Liberazione avvenuta 67 anni fa

In effetti avrei dovuto fare una menzione del fatto che è il 25 Aprile, ma penso che, essendo voi tutti capaci di ricordare quello che accadde sessantasette anni fa, siate in grado di ricordarlo per conto vostro mentre io vi parlo del concerto degli Uochi Toki che si è tenuto al Locomotiv Club di Bologna.
In effetti questo post si sarebbe dovuto chiamare Uochi toki live @locomotiv Bologna (21/04/12) ma io non sono i tipi di Bjorko Dio. Infatti, io ero CON i tipi di Bjorko Dio. Perciò mi sono ricordato solo ora, mentre facevo la tesina su Watchmen (non copiatemela, plìs) che sarebbe stata una buona idea che anch'io parlassi di questo happening. Sì, la parola happening in questo caso mi piace, perché indica la partecipazione del pubblico ad una manifestazione artistica non solo con il loro interesse, ma con la loro presenza fisica, che contribuisce alla riuscita dell'opera. In questo caso, il disegno con la tavoletta grafica di Napo. Ma sto già correndo troppo (e sono seduto sulla sedia), quindi è meglio che torni indietro (sempre stando seduto sulla sedia) e inizi da principio.
Il Locomotiv è un posto. Un buon posto, se non fosse per la toilet (c'era scritto così) alla quale non andavo a genio. Però aveva un bancone suggestivo (come molti banconi) e una grossa sedia con lo schienale a specchio, così da affondare nel proprio riflesso nei momenti di sonnolenza. La stanza aveva un senso cubico e il palco era stato inizialmente occupato dagli Appaloosa, non malaccio sostanzialmente, ma siccome io non distinguo troppo i generi mi limito a dire che non erano malaccio, anche se, ora come ora, non ricordo più come facevano le loro canzoni.
Frattanto io parlavo con Napo, mi mettevo in mostra come sempre faccio con le persone della cui attenzione voglio fare collezione, mostrandogli disegni ormai vecchi, perduti e riscoperti, ma da sempre presenti nei miei pensieri complessivi. Li ho mostrati anche ai miei simpatici amici di BJD, alla mia ragazza, agli amici dei miei simpatici amici di BJD (che sono anche miei amici) e alla ragazza di uno degli amici dei miei simpatici amici di BJD.
Ok, mi pavoneggiavo, ma non sono un pavone, sono un Time Lord/Falso dio/Ogdru Hem reietto. Fatto sta che ho anche provato a invogliare Napo a giocar di ruolo sotto l'egida del Master per eccellenza (rullo di tamburi e TA-DAH! Il Sottoscritto Lorenzo 'Melfist' Massacesi, e chi altri?) ma ho fallito il tiro. Ho anche provato a chiedergli il suo nome vero, non Napo, ma quello con cui avrei potuto controllarlo usando qualche antica magia, ma niente, è furbo più dei necromanti che disegna e racconta e non ci è cascato. Io gli ho detto che mi chiamo Melfo, ciao, stretta di mano alquanto formale, e lui via a fare il suo concerto, anche se il mio modo di salutare più realistico sarebbe stato abbracciarlo, arruffargli capelli e barba - dio che barba lunga e fruga che aveva - e poi andarmene con un fumetto in mano e un concerto in testa.
Già, perché oltre a sentire/vedere/immaginare/ascoltare il suo concerto, ho anche comprato e letto/sentito/ascoltato/pensato il fumetto Piano Immaginario - Volume Uno, by Lapis Niger. Gustoso, ma io uso dei pattern che il claustrofilo manco se li sogna/pensa/realizza. E sono anni che genero piani e dimensioni cagando uova cosmiche mondane.
Finalmente arriva il concerto. Rico emette potenza, ci immerge in un equivalente musicoroboante dell'LCL di Neon Genesis Evangelion, l'intero Locomotiv diventa l'unit Eva 22, e non ho scelto io il numero 22, è il 22 che ha scelto me.
Napo e Rico stanno a lato, e un proiettore desolato inizia la storia che Napo gli detta via tavoletta grafica: e assistiamo alla sua personale arte finché lui non scambia la penna ottica con il microfono e imbocca la via audio riallacciandosi con l'arte di Rico. Vedo cose che mi ricordano le mie storie, ma sono le sue; questo, ovviamente, perché ogni essere sul pianeta ha un modo diverso di relazionarsi con il Drago/Serpente/Incantesimo, e Napo ne ha uno molto diretto, il mio però passa attraverso quello degli altri.
Boh, oppure ha solo studiato molto. Passiamo da un pezzo all'altro, li conosco tutti. Forse gongolo quando Napo inizia Ecce Robot, e dico forse perché gli avevo chiesto prima se in quella canzone si sentiva più come un cyborg di Alita o un compleated di Phyrexia. Lo so che la risposta sarebbe dovuta essere correlata a Pluto, ma io volevo domandare lo stesso. Fatto sta che durante il pezzo che mi piace di più della canzone, inizio a cantare ad alta voce assieme a Napo MI HANNO DATO QUESTO CORPO IN FIBRA DI CARBONIO E LEGHE DI METALLI, FIBRA OTTICA E SOFISTICATI LAMINATI PLASTICI; POLIMERI, POLIMERI, MERITATISSIMI POLIMERI! SAPETE COSA HO FATTO? HO DATO IL MIO CORPO PER QUESTO ESPERIMENTO - IL MIO! E ADESSO TUTTI MI ATTENDONO-MI SPIEGANO MOLTO VOLENTIERI CIO' CHE FINO A IERI ERA ESCLUSIVO SOLO PER CHI STUDIA, PER CHI- PER CHI- PER CHI, SE NON PER ME? Forse mi hanno sentito tutti, forse nessuno, forse solo la mia ragazza.
Alla fine della serata il Drago ha esatto il suo tributo presenziando sullo schermo e lamentandosi che gli Uochi Toki avevano fatto solo sei pezzi
Il resto, sia prima, sia dopo, è stato molto divertente.
Peccato che io e Iras non siamo riusciti nel nostro ruolo di corifeo e coro greco dell'Inno dei Pompieri. Io, personalmente, mi consolo gridando in forma di pixel scritti AHU! AHU! AHU!
Tanto prima o poi lo convinco, a Napo.

giovedì 12 aprile 2012

Il senso della morte

La mia attività su questo blog ricomincia da una morte. Un lutto in famiglia, mio nonno. Non voglio condoglianze, ma vi ringrazio lo stesso per quel poco di attenzione che avete prestato.
Non dirò alcunché sulla persona di mio nonno: non era un Heihachi Mishima e neppure il Genio delle Tartarughe. Parlerò invece della morte in sé.
Cosa possiamo dire della morte? Nulla. E invece diciamo quanto più possibile, sproloquiamo nel tentativo di assicurare a noi stessi che dopo ci sarà un paradiso fatto di nuvole e Lavazza, o ci reincarneremo in un dugongo o in un platelminto, a seconda della nostra condotta; diciamo che è dolce andarsene, ma è doloroso restare; diciamo che nel momento della fine si sente freddo, o si sente caldo; ma la verità è che nulla di quello che diciamo può prepararci alla morte. Per questo per millenni concetti come religioni e credenze ci hanno indotti a credere nelle nostre stesse bugie. Personalmente quelle bugie non mi tangono più troppo, o forse sì. Fatto sta che al funerale di mio nonno, ho cercato di ignorare sistematicamente la vacuità della reiterazione delle parole del prete. L'unica cosa che mi piace di un funerale, se devo dirlo, è l'odore dell'incenso.
Nel film The Invention of Lying, non esistendo il concetto della menzogna, non esistevano religioni. La madre del protagonista piangeva nel suo letto di morte, pensando al fatto che sarebbe svanita nel vuoto. Ma allora cos'è il Vuoto? Alcune religioni ne parlano, altre no, ma resta il fatto che anche dal punto di vista prettamente scientifico non c'è un vero e proprio vuoto. Fuori dall'universo non c'è il vuoto. Non c'è neanche un "fuori", tecnicamente parlando, a sentire gli scienziati. Il Vuoto sarebbe forse la tenebra fra i mondi di cui ci parlano molti autori, ma chi può essere assolutamente certo di quanto siano grandi questi spazi? Milioni di chilometri? Un sospiro? Un paio di metri? E se esistono misure per questo cestino delle coscienze e delle anime, quanto misura un'anima? Quanto pesa una coscienza?
Il concetto stesso di morte mi fa arrivare a non ammettere l'esistenza dell'anima. Ciononostante io decido di crederci. Una menzogna, forse. Ma la vita stessa non è forse una menzogna? Un diniego, un inganno ai danni della morte e del vuoto? Se penso che noi stessi siamo destinati a morire dal momento in cui siamo nati, allora mi rendo conto che siamo tutti dei grandissimi imbroglioni, dei ladri che cercano di farsi beffe del Tristo Mietitore. E quelli che muoiono sono solo quelli che vengono sgamati per primi.
Non è mai stato così bello ingannare qualcuno.

domenica 1 aprile 2012

Pesce d'aprile

Uau, è aprile.
Divertitevi.